Il tris perfetto con un jolly colorato...
Ma che aspettate a batterci le mani
a metter le bandiere sul balcone?
Sono arrivati i re dei ciarlatani
i veri guitti sopra il carrozzone.
Venite tutti in piazza fra due ore
vi riempirete gli occhi di parole
la gola di sospiri per amore
e il cuor farà tremila capriole.
Napoleone primo andava matto per 'sto dramma
ed ogni sera con la sua mamma
ci veniva ad ascoltar.
Napoleon di Francia piange ancora e si dispera
da quel dì che verso sera ce ne andammo
senza recitar.
E pure voi ragazze piangerete
se il dramma non vedrete fino in fine
dove se state attente imparerete
a far l'amore come le regine
e non temete se stanotte è scuro
abbiamo trenta lune di cartone
con dentro le lanterne col carburo
da far sembrare la luna un solleone.
Ma che aspettate a batterci le mani
a metter le bandiere sul balcone
sono arrivati i re dei ciarlatani
i veri guitti sopra il carrozzone.
Vedrete una regina scellerata
innamorata cotta del figlioccio
far fuori tre mariti e una cognata
e dar la colpa al fato del fattaccio.
Napoleon francese per vederci da vicino
venne apposta sul Ticino
contro i crucchi a guerreggiar.
Napoleone primo che in prigione stava all'Elba
vi scappò un mattino all'alba
per venire a batterci le mani.
Ma che aspettate a batterci le mani
a metter le bandiere sul balcone...
Tu non sai
cosa ho fatto quel giorno
quando io la incontrai
in spiaggia ho fatto il pagliaccio
per mettermi in mostra agli occhi di lei
che scherzava con tutti i ragazzi
all'infuori di me.
Perché, perché, perché, perché,
io le piacevo.
Lei mi amava, mi odiava,
mi amava, mi odiava,
era contro di me,
io non ero ancora il suo ragazzo
e già soffriva per me
e per farmi ingelosire
quella notte lungo il mare
è venuta con te.
Ora tu vieni a chiedere a me
tua moglie dov'è.
Dovevi immaginarti
che un giorno o l'altro
sarebbe andata via da te.
L'hai sposata sapendo che lei,
sapendo che lei
moriva per me
coi tuoi soldi
hai comprato il suo corpo
non certo il suo cuor.
Lei mi amava, mi odiava,
mi amava, mi odiava,
era contro di me, io non ero
ancora il suo ragazzo
e già soffriva per me
e per farmi ingelosire
quella notte lungo il mare
è venuta con te.
Un giorno io vidi lei
entrar nella mia stanza
mi guardava,
silenziosa,
aspettava un sì da me.
Dal letto io mi alzai
e tutta la guardai
sembrava un angelo.
Mi stringeva sul suo corpo,
mi donava la sua bocca,
mi diceva sono tua
ma di pietra io restai.
Io la amavo, la odiavo,
la amavo, la odiavo,
ero contro di lei,
se non ero stato il suo ragazzo
era colpa di lei.
E uno schiaffo all'improvviso
le mollai sul suo bel viso
rimandandola da te.
A letto ritornai
piangendo la sognai
sembrava un angelo.
Mi stringeva sul suo corpo
mi donava la sua bocca
mi diceva sono tua
e nel sogno la baciai.
Chiedimi se io sono come te
Picchiami se non riesco a stare qui
Questo veleno poi mi porta via
Lasciando in un istante tutto un vuoto nella mente
Vorrei piangere senza fingere
Che sia facile per me
Vorrei piangere senza fingere
Che sia facile per me.
Tienimi, sto perdendo contro me
Svegliami la mia pelle è così blu
Questo veleno poi mi porta via
Lasciando in un istante tutto il vuoto nella mente
Vorrei piangere senza fingere
che sia facile per me
Vorrei piangere senza fingere
che sia facile per me
...Mi viene spesso da chiedermi per qualce motivo le persone si ritrovino a scrivere su di un blog... Possibile che abbiano così tanto da dire di loro stesse? Per quanto mi riguarda, certo, avrei parecchio da dire delle cose che mi succedono, e spesso mi ritrovo a pensare di scriverle, tutte su di un post, in una valanga. Eppure... C'è quella piccola e inconscia convinzione che ti porta sempre a credere che, mentre stai seduto davanti al pc a scrivere di te, i minuti scorrono e tu sei lì ad impiegarli nel modo più narcisista [e, per quanto mi riguarda, personalmente inutile...] che conosco.
Continuo ardentemente a desiderare di tornare a scivere come una volta, di getto, senza neppure pensarci troppo su. Autocondensarsi con i personaggi della propria storia, ritrovare sè stessi in un paesaggio descritto. Mi sembra così proibito tutto questo, in questo preciso momento della mia esistenza.
Io... Chi sono io? Non ho passato neppure un minuto a pensare di avere effettivamente una risposta sicura. E tutt'ora non lo so proprio. So di avere degli attributi. Di essere discretamente intelligente. E anche discretamente nevrotica. So di amare i libri, la musica, ed alcune persone che si sono affacciata a 'mo di bufera in questo mio palcoscenico, noto comunemente come vita. So di aver preso un 8 tondo in francese a scuola, un altro in filosofia con Hegel, e un 7.5 in letteratura latina. So anche di non condividere il modo di esistere delle mie compagne, anche se riesco ad accettarlo, se loro "riescono" ad accettare il mio [cosa che non mi risulta affatto, ma sorvoliamo]. So di amare alcune materie in particolare, ossia la fiosofia in primis, ma anche la biologia, che suscita in me un interesse pressochè disumano [tant'è vero che sarà lei, in futuro, la mia strada primaria]. So anche che quest'anno sono di maturità. E, sì, so anche che l'anno prossimo sarà a Palermo, a condividere il mio destino con le persone che amo.
Mi appare tutto così banale, se ripenso all'adolescente di un tempo che non vedeva un futuro, che passava le sue serate a piangere su di un cuscino, silenziosamente, per paura di essere sentita dalla mutter che avrebbe definito il suo dolore solamente "teatrale". Quell'adolescente si è finalmente stabilizzata? Ha finalmente smesso di piangere per la profonda solitudine che la circondava? Evidentemente è proprio così.
Ora la sofferenza è più cieca di prima, questo è vero. Il dolore non è sparito, si è centuplicato, eppure io lo sopporto tranquillamente senza forti ripercussioni. Davvero sta accadendo, questo? Io che mi sentivo inadeguata per questo mondo, finalmente mi sono ritagliata quel triangolino di spazio, certamente anomalo, ma comunque nel quale risiedere nella più totale tranquillità?
Basta vestirsi e truccarsi di nero. Basta solo la musica di chitarre distorte ed assordanti, di voci contraffatte e disumane. Basta tagliarsi alla luce-ombra di una candela, non perchè è "emo" [vi assicuro che al tempo questa parola non esisteva, almeno per me...], ma solo perchè tutto fa male, perfino respirare, persino aprire gli occhi la mattina, e la colpa "è solo mia, solo ed esclusivamente mia...".
Se ci penso, tutt'ora mi vengono i brividi. Tutto ciò in cui ero stata costretta a credere, ora si è dileguato in una nuvola di fumo acre e disgustoso. Sono cresciuta. Ho operato a mente fredda delle scelte. Ho escluso volontariamente delle persone dalla mia esistenza, adesso con qualche rimpianto per alcune, e con profonda soddisfazione per altre... Sto bene. Oddio, bene sembrerebbe un epiteto esagerato per il mio stato d'animo. Sto. Diciamo così. E non è poco, per le condizioni in cui "non stavo" poco più di un anno fa...
Ci sono io? Sono un doppione di me stessa. Il doppione "quasi" benevolo, che cela la sua dolce metà più amara, ma anche più teneramente spaventosa. Io la amo. Oh, quanto la amo! Così come ora riesco ad amare anche quello che sono stata, nonostante gli errori banali, nonostante gli incontri meschini mai desiderati.
La serenità è arrivata, in una delle sue forme più strane, e mi ritrovo [o spero di ritrovarmi, al più presto], fra le braccia di un uomo e di una donna. Un uomo, la mia immagine riflessa in uno specchio, che riesco a toccare dal vivo e senza sentire il freddo vetro. Ed è fantastico riuscire a farci l'amore. è come riuscire finalmente in ciò in cui nessuno mai riesce: l'amare sè stessi. Una donna, ancora sconosciuta ma così dolce, affabile eppure cazzutamente decisa nella sua vita. La donna che finalmente mi ha ridato una chiara coscienza sessuale, un determinismo in quel che realmente sono.
E allora? Qual è il risultato di tutta questa mia sega mentale? Nessuno: intendevo solo restituire a questo blog ormai morto una vanagloriosa forma di diario mai scritto, di vita ancora non vissuta. Sono felice? Probabilmente sì. La felicità deve essere per forza questa. Altrimenti, se così non fosse, vuol dire che effettivamente la felicità non esiste proprio. Punto. E per cosa dovremmo vivere? La mia filosofia teorica mi indirizza a tutti gli estremismi di questo mondo, l'unico modo che abbiamo di avvicinarci lontanamente all'infinito stesso.
Ma queste sono macchinazioni di una mente malata, ve lo concedo: ora è davvero meglio che io mi metta a fare qualche saltuario esercizio di matematica, in vista del compito di mercoledì.
Dormire il pomeriggio fa estremamente bene.
.-. A risentirci alla prossima puntata! .-.