Aidi: “Qual è il problema?”
M.: ”Credo che tutto si riconduca ad una semplice riflessione: un’amicizia tradita è PEGGIO di qualsiasi
amore non corrisposto.”
All’uscita dal liceo l’impressione è che ti si apra un intero universo davanti ai tuoi occhi... Tu sei L’UOVO. Non un falco, non un’aquila, non un pavone o un cigno; sei un piccolo (insulso no di certo...), inoffensivo ovetto liscio ed ovale. Puoi desiderare di essere qualsiasi cosa e la gioia che ti coglie sembra non doverti abbandonare mai... Il problema risiede nella infantile ingenuità dello guardare sempre in alto quando si cammina... E quando ci ritroviamo coi piedi sospesi nel vuoto di un burrone che tutti chiamano familiarmente “VITA” è ormai troppo tardi per mettersi al sicuro. La crisi che ne consegue è profonda ed inevitabile... C’è chi crede di mettersi al riparo con delle scelte estreme e decise, e chi si prende del tempo per procrastinarle a data da stabilirsi... Ma la verità sotto sotto la conoscono tutti: è il panico ad averla vinta. Non ci sono calmanti, tisane, sogni, uscite o cibo che si possano guarire dall’atavica paura che ci costringe a precipitare sempre più in fondo. Molti ne escono col tempo, alcuni non si riprenderanno più e la sensazione di aver sbagliato nelle loro scelte li accompagnerà per il resto della loro vita.
Io faccio parte di coloro che hanno procrastinato. Non è una soluzione migliore o peggiore di altre, semmai si rischia di cadere nell’errore che, insieme a noi, tutto il mondo, incluso il tempo stesso, si fermi... E invece tutto continua a scorrere, come è giusto che sia, gli altri continuano a percorrere la loro quotidianità e tu di senti esclusa. La colpa è tua, non ci sono dubbi.
Insieme alle buone notizie ne giungono di terribili: una tua amica sta morendo dentro per una scelta di vita sbagliata (e a te sembra un monito del destino perché niente accade mai per caso); a casa tua non è della tua mancanza che si soffre, ma del peso delle tue scelte, così diverse da quelle che loro avrebbero desiderato per te; una tua mentore acquisita risulta impossibilitata nel continuare ad essere una guida per altre giovani fanciulle, perché il male che ha dentro forse scandisce un tempo così dissonante con quello che le era proprio (e tu non ci puoi credere, per te niente di tutto questo può essere vero, e quando meno te ne accorgi senti che già le lacrime scorrono a fiotti, e neppure ancora hai sentito la sua voce). I disastri si succedono, e certamente se ne fregano del tuo fermare il tempo, della tua felicità assieme alle persone che hai SCELTO.
Sei cambiata, un nuovo ambiente e nuove persone ti hanno cambiato, non in meglio o in peggio... Però ti senti cresciuta. Non piangi più al ritmo di una volta o due al giorno, ti rimbocchi le maniche e quando c’è da fare, ti sforzi nel farlo; quando invece vuoi stare ferma perché ti senti stanca, ti riposi senza alcun rimorso. Sei equilibrata come non lo eri stata mai, il chè è un controsenso, vista la crisi interiore che accompagna te così come accompagna tutti. Quando qualcuno ti aggredisce, però, non è più come prima: senti addosso tutto il peso del diritto di farti valere... E a maggior ragione, quando è una persona per la quale nutri dell’affetto a farlo, rimani si stucco. Sai che quella persona sta male e ti sei offerta non di consolarla, ma di stare male insieme; quello che hai ottenuto è un nugolo di parole sputate con rabbia non palese, in un momento in cui tu non puoi riuscire a soprassedere, perché una voce dentro di te urla che NON È GIUSTO. Non sai se quella voce risulta buona o cattiva, ma sai che ha, se non del tutto almeno in parte, ragione: tu metti un filtro per non sputare fuori tutto quello che ti passa per la testa (e non sempre, anzi, quasi mai sono sante parole), mentre noti che gli altri piuttosto che andarci piano per non ferirti, preferiscono urlare, sbraitare, graffiare nella tua direzione. Non sai se questo le faccia sentire meglio, sai però che il diavoletto incallito che si cela da qualche parte dentro di te pretende vendetta. E tu gli rispondi pacata:”e vendetta sia.”. Ti sentirai uno schifo dopo. Ti illudi che non sia così. Togli il filtro e lasci che venga tutto fuori. La persona in questione fugge. Era inevitabile. Se non chiudeva lei, tu avresti continuato all’infinito, tirando fuori non solo la rabbia del momento, ma tutta quella repressa in precedenza per via di quello stesso rapporto, potenziata all’ennesimo con la frustrazione, la crisi già sopracitata, il panico, lo stress di giorni passati non sempre all’insegna della serenità. Ti rendi conto che non è giusto approfittarne così. Ti senti ferita, ma non è giusto approfittarne per buttare tutto fuori in quella maniera così infima. Passano i giorni. È peggio di prima, si è aggiunto pure il rimorso di aver ceduto a degli impulsi primari, come quando per fame si arriva a rubare o a uccidere. E anche se continui a sentirti tu la parte lesa, pensi di essere passata alla parte del torto, come ti diceva sempre tua nonna quando per rabbia diventavi volgare e cattiva. Non vuoi chiedere scusa, perché manderesti un messaggio stravolto dagli eventi: non hai detto cose sbagliate, il problema è che molto più complesso. Il tempo risanerà le cose. In fondo lui scorre sempre e comunque, qualche cosa di buono sicuramente dovrà pur farla."
Questo è tutto. Arrivedorci alla prossima volta.